
Salvare il dente o ricorrere all’impianto? La scelta degli esperti
Quando, per motivi che vanno da traumi, all’età, fino a patologie come la parodontite, molto diffusa nonché correlata a problematiche in continua crescita, come per esempio il diabete, si ha a che fare con un quadro clinico di edentulia, sia totale, sia parziale, si può ricorrere all’implantologia.
Branca dell’odontoiatria che, negli ultimi anni, ha fatto passi da gigante soprattutto grazie alla tecnologia, che permette oggi, agli specialisti, di applicare impianti con la massima precisione, senza incisioni e con un margine di errore minimo grazie allo studio digitale, si presta bene a diversi quadri clinici ed esigenze.
In alcuni casi, per esempio, si può optare per l’implantologia a carico immediato, che prevede 24, massimo 48 ore dal momento in cui vengono inseriti gli impianti a quello di posizionamento delle protesi.
Si tratta di frontiere molto interessanti, davanti alle quali, però, è naturale chiedersi cosa sia meglio fare: se un dente è in condizioni critiche, è meglio salvarlo o procedere con l’impianto?
L’approccio che viene oggi adottato dagli specialisti è conservativo. Come mai? Perché, al netto del raggiungimento di traguardi oggettivamente importanti, soprattutto dal punto di vista della naturalezza nella masticazione, gli impianti sono drasticamente diversi dai denti naturali.
Per rendersene conto basta citare l’attenzione necessaria nel non cambiare, nel corso dei primi mesi post intervento, il proprio lato dominante nel processo di masticazione.
Ciò, infatti, creerebbe un forte stress all’impianto.
In generale, mancando il legamento parodontale, che permette, grazie alle sue fibre di collagene, di ammortizzare al meglio il processo, anche quando si acquisisce confidenza la masticazione rimane rigida.
Il nodo dei costi
Un’altra parentesi che porta spesso le persone a guardare con diffidenza all’implantologia è il costo elevato. Per intere arcate, infatti, si ragiona nell’ottica delle decine di migliaia di euro.
Davanti a queste problematiche, ma anche a fattori come la necessità di sfoggiare un sorriso smagliante in tempi brevi, lo specialista può valutare strade alternative che prevedono, accanto alla conservazione dei denti interessati da problematiche, il ricorso a soluzioni come le protesi dentali mobili.
Decisamente più stabili rispetto alle vecchie dentiere che abbiamo imparato a conoscere in passato, grazie al fatto di essere senza palato non rappresentano un motivo di fastidio fisico e di disagio quando si parla.
I costi, inoltre, sono decisamente più accessibili. Si viaggia attorno agli 800 euro - nei casi in cui mancano pochi denti - e si può arrivare a 2500/3000 se, invece, si guarda all’intera arcata dentale.
La giusta valutazione
Spetta ovviamente allo specialista la scelta della strada da percorrere.
Essenziale è tenere in considerazione diversi aspetti, tra cui il livello di osso presente (a seconda delle indicazioni, si può intervenire con protocolli di rigenerazione).
L’ortodontista deve altresì riflettere sulla vita quotidiana del paziente, su quanto, in caso, è pronto a rimanere con una situazione all’insegna della provvisorietà per 3-6 mesi, il tempo necessario per completare un impianto a carico differito.
Essenziale in tutto questo è anche la parte educativa, che deve essere incentrata su aspetti come la gestione dell’igiene dentale tra le mura domestiche e sul ricorso periodico a sedute professionali, aspetti cruciali per prevenire la parodontite e per evitare di trovarsi ad avere a che fare con il rischio di perdere i denti.
Tutto ciò ci insegna che la tecnologia è importante ma che, quando si parla di un aspetto centrale come il benessere del sorriso, è bene basarsi su un approccio customizzato a tenere la mente aperta a diverse possibili strade alternative.